Le credenze con alzata in arte povera uniscono in un solo mobile la base chiusa e la vetrina superiore, con ripiani interni per ogni anta. Occupano la stessa larghezza di una credenza normale ma sfruttano l’altezza della parete; se la parte a vista non ti serve, guarda le credenze senza alzata.
Si parte dalla base, perché decide la larghezza. Due modelli poggiano sulla stessa credenza a due ante e due cassetti, larga 140 cm e profonda 51: la credenza con alzata e vano porta sopra un’alzata a due ante con i fianchi chiusi, la credenza con piattaia una piattaia sagomata a tre ripiani, aperta, per tenere i piatti in piedi. La credenza con alzata e fregio è un po’ più stretta, 133 cm, e ha le ante a vetro in alto; la credenza con alzata scantonata è la più grande, 170 cm, con quattro ante a vetro e gli angoli smussati.
Poi conta l’altezza della parete: una credenza con alzata occupa la parete in altezza invece che in larghezza, e lascia libero lo spazio accanto. Chi preferisce tenere tutto chiuso sceglie l’alzata a ante piene, chi vuole mostrare piatti e bicchieri la piattaia o le ante a vetro.
Come il resto della collezione sono in legno massello con finitura noce. Si ordinano su catalogo, e su richiesta si possono modificare misure e finiture: oltre al noce, ogni modello si può avere decapé o colorato, come i mobili laccati in arte povera. Se l’alzata non serve, ci sono le credenze senza alzata.
Nello showroom di Calco, in provincia di Lecco, si scelgono insieme modello, misure e finitura: fissa un appuntamento e porta la misura della parete, altezza compresa.
Il vocabolario Treccani la definisce nell’arredamento come la parte di un mobile appoggiata alla parete, una mensoletta o qualcosa di simile. Nelle credenze in arte povera l’alzata è diventata un mobile a sé, con le sue ante e i suoi ripiani, ma resta quello che dice la parola: la parte che si alza sopra il piano della credenza e si appoggia al muro, lasciando libero il piano per apparecchiare.