Mobiletti e scarpiere in arte povera: c’è il modello Bureau, con la ribalta che si apre a piano di scrittura e i cassetti sotto, e le librerie a due ante con i ripiani. Occupano poca profondità e stanno bene in corridoio, accanto agli scrittoi.
È la sezione dei mobili piccoli, quelli che risolvono un posto preciso della casa. Per l’ingresso c’è la scarpiera 2 ante, bassa con quattro ripiani o alta con sei, spostabili in altezza; per un corridoio i mobiletti a un’anta e un cassetto, come il mobiletto con base sagomata, largo 71 cm, o quello con colonne tornite. Chi deve riporre molto in poco spazio sceglie i mobili a cassetti: il settimanale stretto, largo 54 cm, ha sette cassetti come dice il nome, e la cassettiera 5 cassetti è larga 80.
Poi ci sono i mobiletti in legno che fanno un lavoro solo. I tre bureau, come il bureau 3 cassetti, aprono una ribalta che diventa piano di scrittura, e il secretaire aggiunge quattro cassetti; la madia con piano in marmo ha il mattarello e aperta arriva a 150 cm di altezza; per la sala da pranzo ci sono il carrello portavivande e il mobile portabottiglie con le ruote.
Mobiletti e scarpiere in arte povera sono in legno massello con finitura noce. Si ordinano su catalogo, e su richiesta si possono modificare misure e finiture: oltre al noce, ogni modello si può avere decapé o colorato, come i mobili laccati in arte povera.
Nello showroom di Calco, in provincia di Lecco, si scelgono insieme modello, misure e finitura: fissa un appuntamento e porta la misura dello spazio da riempire.
Fra i mobiletti ci sono tre bureau, e il nome ha un’origine curiosa. Secondo il vocabolario Treccani viene dal francese bure, un tessuto grossolano di lana grigia con cui si foderavano le scrivanie: dalla stoffa il nome è passato al mobile, e poi alla stanza in cui si lavora, l’ufficio. Oggi indica soprattutto le scrivanie d’antiquariato, ed è quello che sono i bureau in arte povera: piccoli mobili a cassetti con una ribalta per scrivere.