Porta TV in arte povera: tengono il televisore all’altezza giusta per chi guarda da seduto, con ante e cassetti sotto e un vano a giorno per decoder e lettori. Se il televisore va in un angolo della stanza, guarda anche le angoliere.
I porta TV in arte povera della collezione sono larghi da 71 a 90 cm e alti da 80 a 103: la prima cosa da decidere è a che altezza si vuole lo schermo rispetto al divano. I più bassi, alti 80 cm, sono il porta TV a due ante con vano, quello a due cassetti e vano e il porta TV a consolle; il più alto è il porta TV alto, 103 cm con le colonne tornite ai lati. Per una parete stretta c’è il porta TV piccolo, largo 71 cm.
Poi conta quello che ci va sotto. Sei modelli su otto hanno un vano a giorno per decoder e lettori, e l’altezza utile va da 11,5 a 16,5 cm: conviene misurare gli apparecchi prima di scegliere. Il più capiente è quello del portatelevisione a due ante, 70 cm per 16,5 di altezza. Fanno eccezione il porta TV a capretta, con la ribalta frontale e le gambe divaricate unite da un traverso, e quello a consolle, con due cassetti sotto il piano e un ripiano in basso.
Come il resto della collezione, questi porta TV sono in legno massello con finitura noce, e chi cerca un mobile porta tv in arte povera da coordinare al resto della stanza può chiederlo anche decapé o colorato: gli esempi sono fra i mobili laccati in arte povera. Si ordinano su catalogo, e su richiesta si possono modificare misure e finiture. Nello showroom di Calco, in provincia di Lecco, si scelgono insieme modello, misure e colore: fissa un appuntamento e porta le misure della parete e degli apparecchi.
Il vocabolario Treccani descrive il portatelevisore come un tavolino, per lo più su rotelle, oppure un carrello o un supporto a parete su cui si poggia il televisore. I porta TV in arte povera sono un’altra cosa: mobili veri, con ante, cassetti e ripiani, pensati per stare in soggiorno accanto alla credenza e alla vetrina, con la stessa lavorazione del resto della stanza.