I mobili porta telefono in arte povera sono mobiletti stretti con cassetti, un vano a giorno e le gambe tornite: occupano poco e arredano un corridoio o il pianerottolo di una scala. Per lo stesso posto, ma con una linea più bassa e lineare, guarda le consolle.
Sono mobili piccoli e poco profondi, fra 29 e 40 cm, e la scelta si fa sulla forma. I più alti arrivano a 98 cm e hanno un vano a giorno per appoggiare il telefono: il porta telefono 3 cassetti e quello a 1 anta, entrambi larghi 54 cm. Più bassi, fra 66 e 80 cm, sono i tavolini con il ripiano sotto, come il porta telefono 1 cassetto o quello a 2 cassetti, largo solo 43.
Poi ci sono i modelli con una forma propria: il porta telefono a mezzaluna, tornito o a lira, che si appoggia al muro con il lato dritto, il porta telefono sagomato, largo 66 o 38 cm, e quello a capretta, con le gambe incrociate. Oggi il telefono fisso è spesso un cordless, ma un mobiletto porta telefono resta il posto giusto per lui, per le chiavi e per il modem.
I mobili porta telefono in arte povera sono in legno massello con finitura noce. Si ordinano su catalogo, e su richiesta si possono modificare misure e finiture: oltre al noce, ogni modello si può avere decapé o colorato, come i mobili laccati in arte povera. Se lo spazio è un po’ più lungo, guarda le consolle.
Nello showroom di Calco, in provincia di Lecco, si scelgono insieme modello, misure e finitura: fissa un appuntamento e porta la misura dell’angolo o della parete.
È uno dei pochi mobili che hanno una data di nascita. Il vocabolario Treccani ricorda che la parola telefono, coniata in francese con un altro significato, prende quello di oggi solo nel 1885, insieme all’inglese telephone. Da allora l’apparecchio fisso ha avuto bisogno di un posto suo, nel corridoio o nell’ingresso, con un piano per appoggiarlo e un cassetto per la rubrica: è il lavoro che fanno ancora i mobili porta telefono della collezione.